ARMAGHEDON
Pianeta Terra 13 Aprile 2036
di Giovanni Lorusso IK7ELN
IARA, SdR
Radioastronomia UAI, AMSAT-Italia
Introduzione
La parola Armaghedon
è di orgine ebraica e ricorre spesso nel Nuovo Testamento,
nell’Apocalisse di Giovanni per indicare, più
dettagliatamente, la montagna di Meghiddò, dove il re Giosia
subì una disastrosa sconfitta. Mentre, a noi, abitanti del
pianeta Terra, ci fa venire in mente scene di distruzione di massa o
una catastrofe di dimensioni cosmiche, soprattutto dopo la visione
delle immagini del film “Armaggedon
– Giudizio Finale”, magistralmente
diretto, nel 1998, dal regista Michael Bay e con un cast di attori di
elevata professionalità. Nella sinossi del film è
rappresentato un asteroide di enormi proporzioni che si dirige verso la
Terra alla velocità di 22.000 miglia orarie. Un bel film di
fantascienza, con scene davvero drammatiche e ricco di suspence...
Abituati come siamo a vivere la nostra vita frenetica sul nostro
pianeta, non ci sfiora minimamente l’idea che un corpo
celeste possa colpire la Terra.
Quando poi ci giungono notizie che questo evento potrebbe succedere e
con una data ben precisa, ci lasciano increduli.
La nostra prima reazione è quella di valutare la
data:
"Il 12
Aprile 2036? Tanto, io non ci sarò più!"
Poi, il panico:
"Si,
però, dei miei figli, dei miei nipoti, che ne
sarà?"
Infine, cerchiamo di rassicurare noi stessi e le persone a noi
care:
"Ma si,
vedrai che è tutta una trovata mediatica; sicuramente i
giornalisti avranno esagerato come sempre; ed anche se la notizia fosse
vera, con i potenti mezzi nucleari che ci sono sulla Terra, saremo in
grado di spappolarlo e ridurlo in pezzettini."
Così dicendo, osserviamo le facce di chi ci ascolta, alla
ricerca di un consenso che, ancor di più, ci rassereni.
Purtroppo, la notizia è vera ed i mass media, questa volta,
non hanno esagerato quando hanno parlato di un possibile impatto
asteroidale con la Terra, previsto dagli esperti nell’anno
2036.
Adesso, però, entriamo nel vivo dell’argomento e
cerchiamo di capire che cosa succederà realmente il 19
Aprile del 2036 e lo facciamo partendoci dal luogo di provenienza di
questo asteroide, che i ricercatori hanno denominato Apophis (il nome
greco del dio egiziano Apep, cioè: il distruttore) in rotta
di collisione con la Terra.
Ebbene, nel nostro sistema solare, a circa 2,8 UA
(una Unità
Astronomica corrisponde alla distanza Terra-Sole, pari a circa 150
milioni di Km) tra i pianeti Marte e Giove, orbita la
“fascia asteroidale”, ovvero: una moltitudine di
asteroidi, di varie dimensioni, i quali, secondo alcuni planetologi,
rappresentano il residuo di un eventuale pianeta mai nato a causa delle
enormi forzi mareali di Giove.
A tal proposito, va detto che, già dal 1766,
l’astronomo Johann D. Titus, si accorse del salto nella
regolare spaziatura dei pianeti del nostro sistema solare.
Successivamente, nel 1801, l’astronomo Giuseppe Piazzi, in
quella irregolare spaziatura, scoprì il primo asteroide,
identificato poi, con il nominativo di Ceres.
Da allora, gli astronomi ne hanno identificati oltre 18.000,
classificati come NEO, Near Earth Object
(oggetti vicini alla Terra)
e suddivisi per categoria, in base al tipo di orbita che percorrono:
Amor, Apollo e Aten.
Il nostro “visitatore”, di circa 320 metri di
diametro, fu avvistato per la prima volta nel Dicembre 2004 dal JPL,
Jet Propulsion Laboratory in California e dai ricercatori
dell’Università di Pisa e classificato come NEO,
con valore 2 di impatto sulla “Scala di Torino”
(una specie di scala Mercalli
per questo tipo di disastri). Immediatamente, i dati
orbitali di Apophis furono comunicati al Minor Planet Center, il quale
elaborò le previsioni d’impatto con la Terra,
elevandoli al valore di 4 sulla Scala di Torino e, addirittura,
fissandone la data al 13 Aprile 2029.
Tuttavia, i mass media diramarono la notizia senza eufemismi, anche
perché ricorrevano le vacanze natalizie ed il loro interesse
era rivolto soprattutto alla drammatica notizia dello tsunami che, il
26 Dicembre 2004, devastò l’Asia Sud Orientale.
Ma, il 28 Dicembre, uno dei ricercatori dell’osservatorio
astronomico Spacewatch di Kitt Peack, in Arizona, si ricordò
di aver già visto le immagini di Apophis, riprese dal
telescopio e, dopo aver rielaborato i calcoli, rinviò
l’impatto al 13 Aprile 2036.
Infine, nel Gennaio 2005, i radioastronomi del radiotelescopio di
Arecibo Portorico, dopo averlo osservato in banda radio e
rielaborato i dati orbitali, stabilirono che le probabilità
di impatto erano ridotte soltanto al valore 1 della Scala di Torino.
E’ ormai certo che, in quella data, Apophis
transiterà radente l’orbita dei nostri satelliti
geosincroni; risulterà visibile dalla Terra (anche con
binocoli di modesto ingrandimento) come una brillante stella di
magnitudine terza. Quindi, una probabilità di 1 parte su
45.000 di colpire la Terra, che non giustifica lo stato di allarme; ma,
che, tuttavia, non può essere trascurata.
E, per evitare che, per quella data, il “dio egiziano
Apep” ci colga impreparati, le Nazioni Unite e le Agenzie
Spaziali si sono riunite per cercare di elaborare un piano di difesa,
in caso di un suo incontro “molto ravvicinato”; e,
tra le tante proposte avanzate, quella presa in seria considerazione
dalla commissione di esperti, è stata quella del
“trattore gravitazionale”.
In pratica, si tratta di inviare una grande astronave in orbita intorno
all’asteroide, la quale, sfruttando la forza di
gravità e la propulsione dei suoi motori, rimorchierebbe
l’asteroide fino a modificargli la sua orbita e, quindi,
scongiurare anche le sue “cattive intenzioni”.
Scartata a priori l’idea di colpirlo con testate nucleari
fino a frantumarlo, in quanto provocherebbe uno sciame di corpi
celesti, di varie dimensioni, che cadrebbero in più parti
sulla Terra; senza sottovalutare una eventuale gigantesca onda di
ritorno verso il nostro pianeta, causata dalle esplosioni delle testate
nucleari (giova ricordare gli effetti provocati dal terremoto del 26
Dicembre 2006 che devastò l’Asia SE: un terribile
tsunami e lo spostamento dell’asse terrestre, fortunatamente,
di pochi gradi!).
Perciò possiamo stare tranquilli, perché nessuna
minaccia incombe dallo spazio; noi non scompariremo come i dinosauri
e…nessun pericolo per le antenne dei radioamatori del 2036.
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