Riscopriamo il nostro pianeta
di Giovanni Lorusso IK7ELN
IARA, SdR
Radioastronomia UAI, AMSAT-Italia
Introduzione
Accade che ogni giorno dalle enormi profondità della Terra
risalgano in superficie materiali caldi, riversandosi da un lato e
dall’altro della dorsale oceanica. Il materiale poi si
raffredda e nasce una nuova crosta oceanica. Accade che ogni giorno
materiali caldi ridiscendano all’interno della Terra, per poi
riemergere con linfa nuova. Accade che ogni giorno le placche
continentali si avvicinano e si allontanano, dando luogo alla deriva
dei continenti. Accade dunque che ogni giorno nulla è fermo
sulla Terra perché oceani e continenti sono in lenta, ma
continua trasformazione. Questa è la circolazione convettiva
del nostro pianeta che, a distanza di 4,6 miliardi di anni dalla
nascita, lo rende vivo più che mai. Accade anche che ogni
giorno l’uomo immette nell’aria gas velenosi,
condannando il pianeta vivente ad una lunga ed inevitabile
agonia!
*****
2008, International
Year of Planet Earth, Anno Internazionale del Pianeta Terra,
proclamato dall’ONU e dall’UNESCO. Un anno ricco di
celebrazioni ed iniziative scientifiche e culturali. La proposta
formulata dalla Union of Geological Science ha trovato unanime consenso
nel corso della LX Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ma i
problemi globali che minacciano la Terra sono diventati delle vere
emergenze, per cui l’ONU e l’UNESCO, hanno sentito
la necessità di porre una particolare attenzione
all’opinione pubblica di tutto il pianeta. Questo special
event, che vede il giorno 22 Aprile 2008 celebrare la Giornata
Internazionale del Pianeta Terra (IYPE, International Day of
Planet Earth) ha coinvolto il mondo della scienza e della cultura, il
quale ha organizzato convegni, conferenze, meeting, ecc. Ma le
celebrazioni dell’IYPE hanno anche altri obiettivi da
raggiungere: cercare di ottenere maggiori finanziamenti dai governi dei
vari Paesi per destinarli alla ricerca, mirata ad una maggiore
conoscenza della Terra (fenomeni endogeni, cambiamenti climatici) e,
soprattutto, a risanare i danni ambientali procurati
dall’uomo.
Ma noi conosciamo veramente a fondo il nostro pianeta? Beh, a parte i
geologi ed i vulcanologi che ne conoscono anche il respiro, le nostre
conoscenze si limitano agli studi scolastici. Per cui proviamo a
ridisegnare insieme il profilo del nostro pianeta rispolverando quelle
nozioni lasciate nei banchi di scuola.
Ebbene, la nostra Terra è
nata
4,6 miliardi di anni fa e, dopo varie evoluzioni
chimiche e fisiche, ha assunto l’aspetto che noi tutti
conosciamo: un geoide di forma sferica, schiacciato ai poli e gibbosa
all’equatore. La Terra, terzo pianeta del sistema solare,
orbita intorno al Sole descrivendo un’orbita ellittica di
circa 365,25 giorni detto movimento di rivoluzione che produce
l’avvicendarsi delle stagioni;
ruota sul proprio asse in senso antiorario in circa 24 ore, detto
movimento di rotazione, producendo il dì e la notte; ed
infine, descrive con il proprio asse una rotazione sulla "sfera
celeste" di 26.000 anni, detto movimento di precessione, il quale, in
futuro, andrà a modificare il Nord astronomico.
Inoltre, nel corso del suo movimento di rivoluzione intorno al Sole, la
Terra indica alcuni punti significativi della sua orbita, che per
l’emisfero boreale sono: l’equinozio di primavera
(il 20 marzo) quando le ore di luce solare sono uguali alle ore di
buio; il solstizio d’estate (il 20 giugno) quando le ore di
luce solare sono maggiori rispetto alle ore di buio;
l’equinozio d’autunno (il 22 Settembre) che
ridisegna ancora un'equità tra ore di luce e buio; e il
solstizio d’inverno il (21 dicembre) quando le ore di buio
sono maggiori rispetto alle ore di luce. Mentre nell’emisfero
australe accade esattamente il contrario.
Sempre nel corso del movimento di rivoluzione, la Terra, a causa
dell’orbita ellittica intorno al Sole, compie ulteriori
movimenti, designando due periodi importanti: il perielio e
l’afelio; ovvero, rispettivamente i momenti in cui la Terra
è più vicina e più lontana dal Sole,
che, per il 2008, sono: il perielio del 3 gennaio alle ore 0.00, con
una distanza Terra/Sole pari a 147.096.708 km e l’afelio del
4 luglio alle ore 08.00 con una distanza Terra/Sole pari a 152.104.135
km.
Questi calcoli erano già noti dal III° secolo a.C.,
quando Aristarco di Samo ipotizzò che la Terra compiva un
moto di rivoluzione intorno al Sole ed un moto di rotazione intorno al
proprio asse; Archimede di Siracusa spiegò la forma sferica
della Terra dovuta alla forza di gravità; ed
Eratostene
di Cirene, avvalendosi dell’immagine del Sole
riflessa in fondo al pozzo di Siene (oggi Assuan o Aswan) e
dell’ombra proiettata dall’obelisco della piazza di
Alessandria d'Egitto, nel 230 a.C., avvalendosi del suo intuito,
effettuò una misura accurata della circonferenza della
Terra, risultata esatta ai calcoli rifatti con i moderni calcolatori.
4,6 miliardi di anni fa lo strato esterno della Terra, raffreddandosi,
ha formato la crosta, fatta in prevalenza da rocce basaltiche e da
rocce granitiche, spessa circa 30 km; il mantello che raggiunge una
profondità di circa 3.000 km, costituito di rocce ricche di
ferro, magnesio e silicio; ed infine, il nucleo costituito di ferro e
nichel.
Un pianeta vivo, con una intensa attività geodinamica, dove
sussulti (terremoti, bradisismo), sbuffi (vulcanesimo,
attività geotermica) e tettonica a zolle (movimento
litosferico delle placche continentali) ci fanno capire che esistono
dei vigorosi moti, i quali rinnovano ripetutamente il suo aspetto.
Tutto questo è materia di studio da parte
dell’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia, nel quale
brillanti ricercatori svolgono un importante lavoro di ricerca, a volte
rischiando anche la propria vita nelle vicinanze di bocche eruttive di
pericolosi vulcani oppure nel fondo di profondi anfratti terrestri.
Ma la Terra è caratterizzata anche da un campo magnetico.
Infatti il magnetismo è una caratteristica notevole del
nostro pianeta, considerato come un'enorme calamita di forma sferica,
ma con poli differenti molto simile ad una dinamo ad autoeccitazione,
sempre pronta a ricaricarsi. A studiare il campo magnetico terrestre in
Italia provvedono ben tre Osservatori Geomagnetici: Castel Tesino,
L’Aquila e Lampedusa, i quali osservano attentamente le
variazioni terrestri ed il comportamento della magnetopausa.
E qui va aggiunto che, alla fine degli anni '50, il fisico Thomas Gold,
scoprì che il campo magnetico della Terra esercita le sue
linee di forza anche al di fuori, opponendosi alla
pressione
del vento solare, dando origine così ad una onda
d’urto stazionaria. Questa forma di interazione dà
luogo ad uno spazio che racchiude tutto il campo, cioè la
magnetosfera. Ne consegue che il limite del campo magnetico terrestre
ed il vento solare, ovvero il bordo della magnetosfera, assume la
definizione di magnetopausa.
E in questo strato, detto regione di transizione, dove si genera
l’onda d’urto generata dall’impatto del
vento solare, avviene l’interazione tra il campo magnetico
terrestre e le particelle ionizzate del vento solare, nella quale si
forma una cavità geomagnetica, appunto la magnetosfera,
nella quale si manifesta quel processo fisico che prende il nome di
ionosfera, ben noto ai radioamatori per le
riflessioni
delle onde elettromagnetiche.
A conclusione dell’argomento
relativo
all’aereonomia del pianeta Terra, va aggiunta
l’atmosfera terrestre, elemento essenziale per la nostra
esistenza, ma anche per i
radio
collegamenti a lunga distanza DX. Trovo superfluo elencare
gli strati atmosferici che avvolgono la Terra, in quanto già
di dominio dei radioamatori, oltre che dei ricercatori; ma non posso
fare a meno di accennare al disastro ambientale chiamato
“effetto serra”; un meccanismo perverso generato
dall’uomo con l’emissione di gas velenosi
nell’atmosfera, colpevole del surriscaldamento della Terra e,
di conseguenza, di un irreparabile cambiamento
dell’ecosistema. Le spaventose immagini del surriscaldamento
globale, trasmesse dalle reti televisive, ci fanno capire
l’entità del danno creato dall’uomo.
Questo articolo rappresenta un modesto contributo in occasione delle
celebrazione dell’International Year of Planet Earth; ma,
soprattutto, la speranza, che questo capolavoro, il pianeta Terra,
possa rimanere l’habitat ideale per i futuri abitanti.
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