SETI ITALIA "G. Cocconi" - Divulgazione scientifica e distributed computing
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Giuseppe Cocconi (1914-2008)
di Bruno Moretti Turri IK2WQA

   
Giuseppe Cocconi (1914-2008)                           Philip Morrison (1915-2005)

Giuseppe Cocconi, il grande fisico italiano che, con il collega statunitense Philip Morrison, ha gettato le basi teoriche della ricerca SETI, è deceduto a Ginevra il 9 novembre 2008 all'età di 94 anni.
Giuseppe Cocconi era nato e cresciuto a Como, dove sviluppò fin da adolescente la sua passione per l'astronomia. Seguendo il consiglio di un amico astronomo, Cocconi andò a studiare fisica all'Università di Milano. Dopo avere completato l'università, fu invitato nel febbraio 1938 da Edoardo Amaldi ad andare a Roma a passare sei mesi all'Istituto di Fisica di via Panisperna. Là incontrò Enrico Fermi, Gilberto Bernardini ed altri che avevano cominciato a lavorare nel campo dei raggi cosmici. Con Fermi in particolare, Cocconi lavorò alla costruzione di una camera di Wilson per studiare il decadimento mesonico. Amava ricordare che era stato fortunato nel dividere il laboratorio con Fermi, e si divertiva a raccontare di Ettore Majorana che scomparve misteriosamente mentre Cocconi era a Roma.
Nell'agosto 1938 Cocconi, tornato da Roma, gettò le fondamenta per la ricerca nei raggi cosmici a Milano. Lavorò con contatori Geiger e camere a nebbia sia a livello del mare che a Cervinia e a Passo Sella, nelle Alpi, fino al 1942 quando fu chiamato nell'esercito per fare lavoro di ricerca in infrarosso a Roma per l'aeronautica militare italiana.
A Milano Giuseppe Cocconi incontrò Vanna Tongiorgi, una studentessa che scelse i raggi cosmici come soggetto per la sua tesi e Cocconi era il suo supervisore. Vanna e Giuseppe furono coautori nel 1939 del primo articolo sulla natura della radiazione secondaria nei raggi cosmici. Si sposarono nel 1945 e formarono, per più di cinquant'anni, una coppia straordinaria di fisici delle particelle, amando ambedue la fisica, le belle arti e lo sport, in particolare lo sci e le camminate in montagna. Ogni sabato pomeriggio visitavano le mostre d'arte della città vecchia di Ginevra e spesso facevano da guide accompagnando colleghi fisici alla loro prima discesa fuori pista nella Vallée Blanche, da Punta Helbronner (3.462 m asl) a Chamonix (1.400 m asl) attraverso la Mer de Glace. Ventiquattro chilometri di impegnativa discesa scialpinistica su ghiacciaio crepacciato al cospetto del Monte Bianco.


Vanna Tongiorgi Cocconi (1917-1997)

Nel 1942, solamente cinque anni dopo la Laurea, Cocconi fu nominato Professore all'Università di Catania, una cattedra che riuscì ad occupare solamente alla fine del 1944, a causa dei combattimenti della seconda guerra mondiale.  
Il suo lavoro più rilevante durante il periodo italiano fu sull'estensione delle piogge di raggi cosmici. Il suo lavoro pionieristico in questi fenomeni delle alte energie ha gettato le fondamenta della ricerca in questo campo per molti anni a venire. Nel 1947 Cocconi accettò un'offerta fattagli da Hans Bethe (futuro Nobel) per una cattedra alla Cornell University. Rimase a Cornell come full professor fino a 1963. Insieme con Vanna, compì vari esperimenti sui raggi cosmici all'università, ed al lago Echo Lake nelle Montagne Rocciose. Due risultati emersero da questa ricerca: la sua osservazione dei neutroni come uno dei componenti della radiazione cosmica, col fenomeno collegato ora noto come spallation, e la prova dell'esistenza di piogge di raggi cosmici molto estese, alcune con energia così alta da suggerire origini galattiche o extragalattiche.


Lo storico articolo "Searching for Interstellar Communications" di Cocconi- Morrison
su Nature che SETI ITALIA G. Cocconi ha pubblicato per la prima volta in italiano


Cocconi si trovò molto bene alla Cornell. Gli scambi di vedute che aveva coi teorici erano molto amichevoli e stimolanti. Qui scrisse con Philip Morrison l'articolo "Cercando Comunicazioni Interstellari" che fu pubblicato da Nature il 19 settembre 1959. In questo articolo Cocconi e Morrison indicarono che la migliore frequenza per cercare segnali extraterrestri intelligenti è 1.420 MHz, corrispondenti alla riga dei 21 centimetri emessa dall'idrogeno neutro. La ricerca SETI basata sull'articolo di Cocconi-Morrison prosegue ancora oggi con progetti come SETI@home e Astropulse.
In fondo a questa pagina abbiamo pubblicato un importante reperto storico su quel periodo.

Durante il periodo sabbatico (1959-61) al CERN di Ginevra, Cocconi contribuì a preparare il programma sperimentale per il PS (Proton Synchrotron) che entrò in fase operativa a novembre 1959. Compì una serie di misurazioni sullo scattering protone-protone. Tornato negli Stati Uniti continuò questo programma all'acceleratore BNL (Brookhaven National Laboratory) per altri due anni. Nel 1963 Giuseppe e Vanna Cocconi si trasferirono al CERN. Lui, Alan Wetherell, Bert Diddens ed altri, formarono un gruppo di lavoro al PS sullo scattering protone-protone. Giuseppe Cocconi fu direttore del Proton Synchrotron del CERN dal 1967 al 1969. Più tardi, con la collaborazione del CERN-Roma, Cocconi decise di muoversi nella fisica dei neutrini. Insieme col gruppo condotto da Klaus Winter, formarono il CHARM (CERN-Hamburg-Amsterdam-Rome-Moscow).
Cocconi mantenne un interesse attivo sull'andamento del lavoro sperimentale al CERN e nel progresso dei nuovi acceleratori anche dopo il suo pensionamento nel 1979. Allo stesso tempo seguì il progresso nel campo dell'astrofisica e dei raggi cosmici. Aveva una relazione privilegiata coi suoi amici fisici teorici e la biblioteca del CERN lo registrò come uno degli utenti più esigenti.



Giuseppe Cocconi godè del rispetto e della stima di tutti i più grandi fisici del mondo. Come uomo di cultura e di larghe vedute, era molto curioso ed attento a quello che stava avvenendo nel mondo, e non solo nel campo della fisica. Sempre molto gentile e sempre pronto ad ascoltare, rigoroso ma umile nelle sue relazioni coi suoi colleghi, sempre pronto ad ammirare il successo di altre persone, era felice dei suoi rapporti con i giovani. E' ben conosciuto il suo rifiuto ad associarsi ad accademie, la sua mancanza di interesse in premi e onorificenze, così come il suo impegno di non parlare più in pubblico, dopo il suo pensionamento, della sua vita scientifica.





Purtroppo, nonostante alcune gentili lettere e cordiali telefonate intercorse tra noi nell'arco degli ultimi otto anni, non sono mai riuscito ad incontrare di persona il prof. Cocconi. Il quale, assai schivo e modesto com'era, alla mia comunicazione che il Team SETI ITALIA era diventato SETI ITALIA "G. Cocconi", mi ha scritto: «Caro Dr. Moretti, Lei e i suoi colleghi siete degli esagerati. Vi ringrazio, ma non era il caso. Mi fa comunque piacere sapere che dei giovani entusiasti volontariamente aiutino le ricerche».


 



A seguire pubblichiamo un curioso reperto storico assai poco conosciuto.
La lettera scritta dal Prof. Cocconi a Bernard Lovell, direttore del radio osservatorio di Jodrell Bank (UK), nel giugno del 1959, prima della pubblicazione di
"Cercando Comunicazioni Interstellari", per stimolarlo ad iniziare la ricerca SETI. La cronaca ci dice che Bernard Lovell, poco lungimirante, fece orecchie da mercante e "perse il treno". Sia Cocconi che Morrison non sapevano ancora che negli USA, a Green Bank, in West Virginia, sotto la direzione del grande Otto Struve, un giovanotto di nome Frank Drake stava già lavorando da settimane ad approntare la strumentazione per il progetto Ozma, la prima ricerca radio SETI.

"Egregio Dottor Lovell,

qualche settimana fa, mentre alla Cornell discutevo con alcuni colleghi dell'emissione di radiazioni sincrotroniche da parte di oggetti astronomici, mi resi conto che il radiotelescopio di Jodrell Bank poteva essere utilizzato per un programma abbastanza serio da meritare la Sua attenzione, anche se a prima vista parrebbe fantascienza.
Sarà meglio che sia più preciso:

1) Sembra che la vita sui pianeti non sia un fenomeno rarissimo. Un pianeta su dieci, nel nostro sistema solare, è pieno di vita, e Marte potrebbe pure ospitare qualche forma di vita. Il sistema solare non ha peculiarità irripetibili; si suppone che altre stelle, con caratteristiche simili, abbiano un numero equivalente di pianeti. È probabile che, poniamo, fra cento stelle più vicine al Sole, alcune abbiano pianeti con forme di vita a uno stadio di avanzata evoluzione.
2) Ci sono dunque buone probabilità che in alcuni di quei pianeti vivano animali molto più evoluti dell'uomo. Una civiltà più avanzata della nostra anche solo di pochi secoli, avrebbe tecnologie assai più progredite delle nostre.
3) Ipotizziamo che esista una civiltà avanzata in qualcuno di quei pianeti, per esempio a dieci anni luce da noi. Il problema è: come stabilire una comunicazione con essa?

Per quanto ne sappiamo, sembra che l'unica possibilità sia l'uso di onde elettromagnetiche, le quali possono attraversare il plasma magnetizzato che riempie lo spazio interstellare senza venir alterate.
Suppongo che gli "esseri" di questi pianeti, nella speranza di trovare altrove le vite, stiano già inviando alle stelle più vicine radiazioni elettromagnetiche modulate in modo razionale, per esempio in successioni corrispondenti ai numeri primi.

Giuseppe Cocconi"


Giuseppe Cocconi and Vanna Tongiorgi Cocconi bibliography  by CERNPDF in English

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