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 Torniamo al nucleare? Sì. Col torio!
di Bruno Moretti Turri

L'utilizzo di combustibili fossili nella produzione di energia comporta l'emissione di gas ad effetto serra responsabili del cambiamento climatico in atto. Oltre a polveri sottili e altre tossiche "amenità". A fronte della crescente fame di energia e del prezzo del petrolio, politici miopi, sprovveduti ed irresponsabili, che non sanno un'acca di fisica elementare, propongono il ritorno al nucleare. Che non produce gas serra.
Purtroppo l'attuale nucleare basato sulla fissione dell'uranio o, peggio, del plutonio, presenta irresoluti enormi problemi:

1) la sicurezza delle centrali collegata al pericolo di "meltdown" (colata di sotto) terribile termine anglosassone che molti ingegneri nucleari si rifiutano scaramanticamente di pronunciare perchè indica l'ipotesi più spaventosa: la fusione del nòcciolo in conseguenza di guasto/fermata del sistema di raffreddamento e il suo inarrestabile ineluttabile sprofondamento nelle falde freatiche e conseguente contaminazione radioattiva di fiumi e mari con il suo contenuto di miliardi di curie
(simbolo
Ci, unità di misura dell'attività dei radionuclidi)
. La mia coscenza morale di studioso e divulgatore scientifico mi impone di ricordare e sottolineare
il fatto che, almeno fino al 2060, uomini, donne, bambini, sia già viventi che non ancora nati, si ammaleranno e moriranno per i radionuclidi emessi nella biosfera dal "piccolo" (no meltdown) incidente di Chernobyl del 1986. Così come migliaia sono già morti o stanno morendo. Dimenticati:: nessuno ne parla più. Ancora oggi, 25 anni dopo Chernobyl 1986, oltre 2.000 bambini all'anno lottano contro il cancro in due reparti pediatrici specializzati in oncologia a Kiev.


2) l'inevitabile produzione collaterale di plutonio 239
(uranio 238 + 1 neutrone = uranio 239 che decade in nettunio 239 che decade in plutonio 239). Il plutonio 239 è il detonatore che innesca la bomba al deuteruro di trizio, volgarmente detta bomba H. Oltre 1.000 volte più potente della bomba di Nagasaki 1945. Da ciò discende l'enorme interesse strategico militare per il plutonio 239. A mio modesto parere, basta questa considerazione affinchè tutti gli uomini di buona volontà abbiano l'obbligo etico/razionale di opporsi al nucleare attuale.

3) la produzione di scorie altamente radioattive per ere geologiche. Senza esagerazione. Il plutonio 239 ha un tempo di dimezzamento (emivita) di 24.200 (ventiquattromiladuecento!) anni e un tempo di completa neutralizzazione di 200 millenni.

N.B.:
per approfondire, il testo più semplice, accessibile anche a non esperti in fisica è: Carlo Rubbia, "Il dilemma nucleare", Sperling & Kupfer.

In aggiunta alle fonti energetiche rinnovabili, esistono delle alternative nucleari percorribili?
Sì e la fisica ce ne indica almeno due!

La prima la vediamo tutti i giorni perchè è il "motore" che da 5 miliardi di anni tiene "acceso" il nostro Sole: la fusione nucleare dell'idrogeno in elio. Anche se, molto teoricamente, sarebbe l'uovo di Colombo di un nucleare pulito, trascuro qui tale ipotesi in quanto, almeno per ora, troppo difficilmente percorribile. La sua utilizzazione pratica non è "dietro l'angolo". La cosiddetta "fusione fredda" ed il suo sfruttamento energetico, purtroppo, oggi esistono solo nei sogni di Adriano Celentano, Beppe Grillo e miei.

La seconda alternativa è molto più allettante, possibile, abbordabile: la fissione nucleare del torio.
Perchè il torio al posto dell'uranio e del plutonio?

a) Il pericolo di "meltdown" sarebbe molto inferiore e, conseguentemente le centrali sarebbero enormemente più sicure perchè più facilmente controllabili.
b) Il torio non produce e non può produrre plutonio.
c) Le scorie radioattive prodotte dal torio hanno un tempo di completa neutralizzazione di 30 (trenta!) anni. Non 200.000!!!
d) Il torio è presente in relativa abbondanza su tutta la Terra. Quasi tutti i paesi potrebbero abbastanza facilmente estrarlo. Ergo nessuna dipendenza dai paesi possessori di miniere di uranio e dalle superpotenze economico-militari che ne "controllano" il mercato.

A proporre la soluzione torio sono in ottima e accademicamente autorevolissima compagnia di liberi (leggi: non militarizzati) studiosi in fisica di tutto il mondo,
in primis il nostro Prof. Carlo Rubbia:
Piergiorgio Odifreddi: «Esiste una "via regia" al nucleare?»
Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica: «Io penso che ci sia e che sia quella basata sul torio. Che non è proliferante e dunque non può portare nè a Hiroshima nè a Chernobyl. E non ha bisogno di arricchimento come l'uranio. E produce solo scorie radioattive a vita breve, inferiore ai trent'anni. Ed è abbondante su tutto il pianeta.»
Dal libro: Piergiorgio Odifreddi, "Incontri con menti straordinarie", Longanesi.


Il problema è che per tradurre in pochi anni le "equazioni del torio" in tecnologia sfruttabile occorrerebbe, in soldi, cervelli, e determinazione, un grande sforzo paragonabile a quello che ha consentito a Enrico Fermi & colleghi di tradurre le "equazioni dell'uranio" nella realizzazione della "pila di Fermi" a Chicago nel 1942, il primo reattore nucleare. Un tale sforzo per un nucleare enormemente più sicuro ed enormemente più pulito basato sul torio sarebbe facilmente alla portata dell'Unione Europea. Ma si scontra con i miopi, egoistici interessi e la feroce opposizione dei padroni multinazionali del petrolio, dell'uranio, della disinformazione, del pattume e della guerra. E con l'ignoranza, l'irresponsabilità e la non lungimiranza della stragrande maggioranza dei politici. Stragrande maggioranza di politici (ahimè, pochissime le eccezioni) che se gli chiedi: «Cos'è il trizio ti rispondono:
«Er tRizio? E che è? Er fra' de cRaio e sRempronio?»

Nel frattempo è l'India (cosiddetto "paese delle vacche sacre") a investire nelle ricerche del nucleare col torio.
Namasté.


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