L'utilizzo
di combustibili fossili nella produzione di energia comporta
l'emissione di gas ad effetto serra responsabili del cambiamento
climatico in atto. Oltre a polveri sottili
e altre tossiche "amenità". A fronte della crescente fame di
energia e del prezzo del petrolio,
politici miopi, sprovveduti ed irresponsabili, che non
sanno un'acca di fisica elementare, propongono il
ritorno al nucleare. Che non produce gas serra. Purtroppo
l'attuale nucleare basato sulla fissione dell'uranio o, peggio, del
plutonio, presenta irresoluti
enormi problemi:
1) la
sicurezza delle centrali collegata al pericolo di
"meltdown" (colata di sotto)
terribile termine anglosassone che molti ingegneri nucleari si
rifiutano
scaramanticamente di pronunciare perchè indica l'ipotesi
più spaventosa: la fusione del nòcciolo
in conseguenza di guasto/fermata del sistema di raffreddamento e il suo
inarrestabile ineluttabile sprofondamento
nelle falde freatiche e conseguente contaminazione radioattiva di fiumi
e mari con il suo contenuto di
miliardi
di curie
(simbolo Ci, unità di misura
dell'attività dei radionuclidi). La
mia coscenza morale di studioso e divulgatore scientifico mi impone
di ricordare e sottolineare
il fatto che, almeno fino al 2060, uomini, donne, bambini, sia
già viventi che non ancora nati, si ammaleranno e moriranno
per i radionuclidi emessi nella biosfera dal
"piccolo" (no meltdown)
incidente di Chernobyl del 1986. Così come migliaia sono
già morti o stanno morendo. Dimenticati:: nessuno ne parla
più. Ancora
oggi, 25 anni dopo Chernobyl 1986, oltre 2.000 bambini
all'anno lottano contro il cancro in due reparti pediatrici
specializzati in oncologia a Kiev.
2)
l'inevitabile produzione collaterale di plutonio 239 (uranio
238 + 1 neutrone = uranio 239 che decade in nettunio
239 che decade in plutonio 239). Il plutonio
239
è il detonatore che innesca la bomba al deuteruro di trizio,
volgarmente detta bomba H. Oltre 1.000 volte più potente
della bomba di Nagasaki 1945. Da ciò discende l'enorme
interesse strategico militare per
il plutonio 239. A mio modesto parere, basta
questa
considerazione affinchè tutti gli uomini di buona
volontà abbiano l'obbligo etico/razionale
di opporsi al nucleare attuale.
3)
la
produzione di scorie altamente radioattive per ere geologiche.
Senza esagerazione. Il plutonio
239 ha un tempo di
dimezzamento (emivita)
di 24.200
(ventiquattromiladuecento!)
anni e un tempo di completa neutralizzazione di 200 millenni.
N.B.:
per
approfondire, il testo più semplice, accessibile anche a non
esperti in fisica è: Carlo Rubbia, "Il dilemma nucleare",
Sperling & Kupfer.
In aggiunta alle fonti
energetiche rinnovabili, esistono
delle alternative nucleari percorribili?
Sì
e la fisica
ce
ne indica almeno due!
La
prima la vediamo tutti i giorni perchè
è il
"motore" che da 5 miliardi di anni tiene "acceso" il nostro Sole: la fusione nucleare dell'idrogeno in elio.
Anche se, molto
teoricamente, sarebbe l'uovo di Colombo di un nucleare pulito, trascuro
qui tale ipotesi in quanto, almeno per
ora, troppo difficilmente percorribile. La sua utilizzazione pratica
non è "dietro l'angolo". La
cosiddetta "fusione fredda" ed il suo sfruttamento energetico,
purtroppo, oggi esistono solo nei sogni di Adriano Celentano,
Beppe Grillo e miei.
La
seconda alternativa è molto più allettante,
possibile, abbordabile: la fissione nucleare del torio.
Perchè il torio al
posto dell'uranio e del plutonio?
a) Il pericolo di
"meltdown" sarebbe molto inferiore e, conseguentemente le centrali
sarebbero enormemente più sicure perchè
più
facilmente controllabili.
b) Il torio non
produce e non può produrre plutonio.
c) Le scorie
radioattive prodotte dal torio hanno un tempo di completa
neutralizzazione di 30 (trenta!)
anni. Non 200.000!!!
d) Il torio
è presente in relativa abbondanza su tutta la Terra. Quasi
tutti i paesi potrebbero abbastanza facilmente estrarlo. Ergo nessuna
dipendenza dai paesi possessori di miniere di uranio e
dalle superpotenze economico-militari che ne "controllano" il mercato.
A
proporre la soluzione torio sono in ottima e accademicamente
autorevolissima compagnia di liberi (leggi: non
militarizzati) studiosi in fisica di tutto il mondo,
in
primis il nostro Prof. Carlo Rubbia:
Piergiorgio Odifreddi:
«Esiste una
"via regia" al nucleare?»
Carlo
Rubbia, premio Nobel per la fisica: «Io penso che ci sia e
che
sia quella basata sul torio. Che
non è
proliferante e dunque non può portare nè a
Hiroshima nè a Chernobyl. E
non ha bisogno di
arricchimento come l'uranio. E
produce solo scorie
radioattive a vita breve, inferiore ai trent'anni. Ed
è
abbondante su tutto il pianeta.»
Dal libro: Piergiorgio
Odifreddi, "Incontri con
menti straordinarie",
Longanesi.
Il
problema è che per tradurre in pochi anni le "equazioni del
torio" in tecnologia sfruttabile occorrerebbe, in soldi, cervelli, e
determinazione, un grande sforzo
paragonabile a quello che ha consentito a Enrico Fermi &
colleghi di tradurre le "equazioni
dell'uranio" nella realizzazione della "pila di Fermi" a Chicago nel
1942, il primo reattore nucleare. Un
tale sforzo per un nucleare enormemente più sicuro ed
enormemente più pulito basato sul torio sarebbe facilmente
alla portata dell'Unione Europea. Ma
si scontra con i miopi, egoistici interessi e la feroce opposizione dei
padroni multinazionali del petrolio, dell'uranio, della
disinformazione, del pattume e della
guerra. E
con l'ignoranza, l'irresponsabilità e la non lungimiranza
della stragrande maggioranza dei politici. Stragrande maggioranza di
politici
(ahimè, pochissime le eccezioni) che se gli chiedi: «Cos'è il trizio?»
ti rispondono: «Er
tRizio? E
che è? Er fra' de cRaio e sRempronio?»
Nel
frattempo è l'India (cosiddetto
"paese delle vacche
sacre") a investire nelle ricerche del nucleare col torio.
Namasté.
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