Importante premessa del traduttore: questo articolo è del
1979.
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Indipendentemente da Cocconi
e Morrison, Frank D. Drake,
astronomo al NRAO, National Radio
Astronomy Observatory
(osservatorio nazionale di radio astronomia) di Green Bank nella
Virginia occidentale stava formulando piani per condurre una ricerca
moderna. Drake
era ventinovenne quando l'8
aprile 1960 girò l'antenna da 26
metri del radiotelescopio Howard Tatel dell'osservatorio verso le
vicine stelle di classe solare
Tau Ceti ed Epsilon
Eridani.
Il progetto "Ozma"
era cominciato e per la prima volta l'uomo cercava segnali di possibile
intelligenza extraterrestre. In questo articolo Drake divide con te i
suoi sentimenti ed emozioni su come questo storico progetto si
è svolto.
È un thriller di scienza vera.
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Ogni qualvolta penso al Progetto Ozma, ricordo quanto faceva freddo a
Green Bank alle quattro del mattino. Ho due ricordi piuttosto vividi di
quei primi giorni, di battaglia contro il freddo ogni mattina
quando mi arrampicavo fino al fuoco dell'antenna per accordare l'
amplificatore
parametrico e poi di quel momento nel primo giorno della
ricerca quando un unico forte segnale
pulsante rimbombò nel radiotelescopio nel momento
in cui noi l'avevamo girato verso la stella Epsilon Eridani. Ma
accaddero poi molte altre cose importanti e l'importanza di alcune di
esse non si capì che anni dopo.
Green Bank era un posto molto eccitante nel 1959. Avevamo ricevuto
l'incarico ed avevamo fondi illimitati per costruire il miglior radio
osservatorio del mondo. Avevamo iniziato a costruire un radiotelescopio
molto costoso da 42 metri, il completamento del quale era anni nel
futuro, e sapevamo che dovevamo costruire prima un radiotelescopio
più piccolo per essere operativi e fare esperienza. Quindi
fu fatto un contratto per costruire un
radiotelescopio
da 26 metri e all'inizio del 1959 era una realtà,
un anacronismo impressionante tra quelle primitive montagne della
Virginia occidentale.
Sin da quando avevo otto anni, mi chiedevo quali fossero le origini
della gente e se altrove ci potessero essere altri nell'universo.
Quindi arrivato a Green Bank era per me naturale calcolare quanto
lontano il nostro nuovo radiotelescopio da 26 metri potesse scoprire un
segnale radio da un altro mondo se fosse uguale al più forte
segnale generato sulla Terra. Risultò circa dieci anni luce.
E, entro quella distanza, alcune stelle erano molto simili al Sole.
Il piccolo gruppo di scienziati dell'Osservatorio era solito pranzare
insieme ogni pochi giorni alla cosa più vicina ad un
ristorante, una trattoria da camionari a circa otto chilometri che noi
avevamo battezzato
"da
Pierre" o
"da
Antoine" anche se
"Il
Cucchiaio Grasso" fosse più appropriato. Un
giorno nevoso a fine inverno tutti noi andammo in questo luogo
abbandonato e durante il pranzo menzionai la mia conclusione che
potevamo scoprire possibili segnali radio intelligenti da stelle vicine
col nuovo radiotelescopio. Suggerii di mettere insieme una semplice
apparecchiatura per fare qualcosa che non avevamo mai fatto nella
solita radioastronomia, un radioricevitore a banda stretta, e cercare
segnali dalle stelle vicine. All'epoca, il direttore del NRAO era Lloyd
Berkner, un pioniere degli studi ionosferici e qualche cosa di simile a
uno scientifico giocatore d'azzardo.
Quindi quando l'ultima grassa
patatina fritta fu mandata giù dall'ultima goccia di Coca
Cola, il Progetto Ozma era nato.
Decisi che dovevamo costruire i nostri apparati per operare sulla riga
dei 21 cm. I radioricevitori a banda stretta da usare in Ozma erano
adatti per cercare l'
effetto
Zeeman sulla riga dei 2l cm dell'idrogeno neutro.
Così, se preparavamo degli apparati per quella lunghezza
d'onda, potevamo usarli per quell'importante esperimento. Inoltre,
avremmo spazzato via ogni critica sul fatto che stavamo mettendo
risorse in apparati "inutili". Alla fine spendemmo solamente circa 2000
dollari per le parti insolite del ricevitore, e nessuno mai si
lagnò.
Circa all'epoca ricevemmo un visitatore "sabbatico" da Slough in
Inghilterra. Il suo nome era Ross Meadows e come esperto di elettronica
gli fu dato il compito di fare tutto il lavoraccio di mettere insieme
il ricevitore di Ozma. Dagli standard era un semplice ricevitore. Aveva
solamente un canale, la produzione più semplice, e un
registratore a nastro cartaceo. Progettammo anche di avere un ordinario
registratore audio a nastro connesso al sistema nel caso qualcosa
arrivasse dallo spazio esterno! C'erano altri importanti aspetti
speciali del ricevitore. La possibilità di commutare tra due
antenne così da permetterci di distinguere un segnale dallo
spazio da un segnale terrestre entrante nei lati dei lobi delle
antenne. Lo stesso approccio è usato da allora in quasi
tutte le ricerche. C'era anche un canale di referenza al quale fu
comparato il canale del segnale; questa era una tecnica standard in
quei giorni ed anche ora, e fu usato per eliminare fluttuazioni nel
guadagno del ricevitore e non-linearità. Siccome il nostro
passabanda doveva essere di 100 Hertz, gli oscillatori usati nel
ricevitore dovevano essere un po' più stabili del solito,
nulla di particolarmente difficile. Dopo un po' Kochu Menon, un vecchio
amico e collega di Harvard, venne a Green Bank e lavorò
anche lui sul ricevitore.
Stavamo lavorando su questo sistema ad un ritmo rilassato da circa sei
mesi quando accadde un importante evento.
Giuseppe
Cocconi e Philip Morrison della Cornell University
pubblicarono
il
loro famoso articolo su Nature
in settembre, che contiene gli stessi calcoli che avevo fatto io,
indicando che l'umanità poteva scoprire altre
civiltà con i radiotelescopi esistenti, e suggerendo la riga
dei 21 cm come la banda più promettente per cercare segnali.
Per la buon ragione dello status unico di questa fondamentale riga
spettrale dell'atomo più abbondante dell'universo,
e non per la ragione pratica che mi aveva influenzato. Ci fece
piacere perché ora c'erano ulteriori
argomenti per quello che noi stavamo facendo.
Non ho mai conosciuto personalmente Philip Morrison. Come studente a
Cornell ero rimasto impaurito dalle superbe conferenze che aveva
tenuto, e lui era stato di grande aiuto ad uno dei miei migliori amici,
ma io non l'ho mai incontrato. Egli è ancora un superbo
conferenziere, uno dei migliori e chiaramente uno dei primi promotori
dell'attività SETI. Io feci visita circa un anno fa (1978,
n.d.t.) a Giuseppe Cocconi a Ginevra, dove è attivo al CERN
come fisico nucleare.
Nel frattempo l'
astrofisico
di fama mondiale Otto Struve era diventato direttore di Green
Bank. Nonostante il suo background conservatore, era uno dei pochi
astronomi senior di quell'epoca che credeva che la vita intelligente
era abbondante nell'universo, e sosteneva che tutto il possibile
dovesse essere fatto per sostenere ricerche fattibili di segnali di
vita intelligente extraterrestre. Quindi era favorevole ad Ozma
dall'inizio, e stava esortandoci ad affrettarci col progetto.
Come anziano nel mondo dell'astronomia, Struve era anche
consapevole dell'importanza di trovare, quando possibile, consenso per
le idee, le scoperte e la buona ricerca. Egli seppe trovare appoggi
supplementari per l'istituzione NRAO. Quindi, con nostra sorpresa, era
molto agitato e frustrato quando l'
articolo
di Cocconi-Morrison fu pubblicato. Era molto preoccupato che
Green Bank stava perdendo credito per quella che pensava essere un'idea
importante. Dall'inizio di Ozma c'eravamo davvero aspettati che
qualsiasi annuncio pubblico del progetto ci facesse cadere in testa
un'orda di giornalisti e così avevamo tenuto riservata
l'intera cosa. Ora Struve era molto sconvolto della nostra scelta.
Circa un mese più tardi fu invitato a tenere delle
prestigiose conferenze al MIT e usò l'occasione per una
campagna pubblicitaria sull'attività di Green Bank sulla
ricerca di vita extraterrestre. Il dado era tratto.
La prima cosa che accadde fu che ci offrirono l'uso di uno dei primi
amplificatori
parametrici del mondo. Il mondo dell'elettronica era
appena stato sconvolto da due invenzioni: il maser allo stato solido e
l'amplificatore parametrico. Ambedue aumentarono di dieci volte
la sensibilità del ricevitore rispetto a prima. Ma
ambedue erano apparecchiature da laboratorio, e in pratica non potevano
essere usate con un radiotelescopio non fisso. Quindi noi
c'entusiasmammo quando una persona che era simultaneamente un
radioamatore entusiasta, un appassionato della vita intelligente e
presidente di una delle più sofisticate aziende elettroniche
americane, la Microwave Associates, ci offrì l'uso di un
amplificatore parametrico operativo, probabilmente il migliore del
mondo. Questa persona era Dana Atchley Jr. Non solo ci offriva
l'amplificatore, ma ci mandava anche il suo capo ingegnere per
installarlo.
Nel giorno dell'appuntamento ricevetti una chiamata nel mio ufficio che
il capo ingegnere della Microwave Associates era arrivato con
l'amplificatore. Arrivando in fondo alle scale ebbi una grossa
sorpresa, ma feci finta di niente, quando vidi davanti a me: 1)
un'automobile sportiva britannica fuoriserie marca Morgan con
carrozzeria in legno e questa era ultimo modello, completa di
cinture di cuoio per affrancare il cofano; 2) al posto del conducente,
un individuo con una lunga e fluente barba rossa che portava un
berretto scozzese rosso, e 3) nel posto del passeggero, l'amplificatore
parametrico che era stato sballottato dal principio alla fine da Boston
a Green Bank. Il conducente era Sam Harris, conosciuto ad ogni
radioamatore come redattore di periodici radioamatoriali e noto a tutti
come un genio dell'elettronica. Egli aveva disegnato l'amplificatore
parametrico, ed era l'unico al mondo che poteva farlo funzionare e
difatti funzionò. Procedè a installarlo, lo fece
con la sua magia, e poi mi insegnò come accordarlo, compito
che divenne il mio quotidiano cicchetto-delle-quattro-della-mattina.
Quando tutto funzionò bene, saltò di nuovo sulla
sua Morgan e scappò via. Non lo vidi più fino ad
un giorno del 1966, quando rincontrai quella barba rossa; a quel tempo
era nello staff del mio
osservatorio
ad Arecibo (io non avevo nulla a che fare con questo evento
improbabile), ed è stato là sin da allora, sempre
facendo le sue magie.
Con molte esortazioni da Struve e Dave Heeschen, che erano venuti a
Green Bank a sollecitare Ozma, perché la stampa e la
comunità scientifica ora
li pressavano, finalmente riuscimmo a integrare tutta
l'apparecchiatura all'inizio della primavera 1960. Ad aprile iniziammo
le osservazioni.
Nel primo giorno del Progetto Ozma, misi la sveglia alle tre, mi
svegliai intontito, ed andai fuori con la nebbia e il
freddo, miei quotidiani "colleghi" mattutini per circa due
mesi. Al radiotelescopio da 26 metri, l'operatore girava la parabola in
modo che potevo arrampicarmi sull'antenna fino al fuoco dello
strumento. Là sedevo per circa 45 minuti girando le
rettifiche del micrometro sull'amplificatore parametrico, parlando con
l'operatore del radiotelescopio, fino a regolare giusto l'aggeggio di
Sam Harris. All'inizio dovemmo farlo molte volte al giorno
perchè il cambio di temperatura sconvolgeva l'accordatura,
ma col tempo trovammo i modi per aggirare quel problema. Dopo che
l'amplificatore era accordato, scendevo dal punto focale, andavo
nell'edificio di controllo, e preparavo il ricevitore di Ozma. Era
costruito per sintonizzarsi lentamente in frequenza così che
si spostava in frequenza di circa 100 Hertz al minuto.
Poi puntammo il radiotelescopio sul nostro primo obiettivo, la stella
vicina di classe solare Tau Ceti. Il radiotelescopio
localizzò la posizione della stella, il ricevitore fu messo
sulla frequenza iniziale, accendemmo il motore di accordatura, il
registratore a nastro cartaceo e il registratore audio.
Iniziava il Progetto Ozma!
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"Un forte, unico segnale
pulsante rimbombò nel radiotelescopio
nel momento in cui lo puntammo
verso la stella Epsilon Eridani."
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Ogni qualvolta cerchi segnali radio intelligenti extraterrestri, sai
che il segnale può arrivare improvvisamente. E
così gli operatori del radiotelescopio ed io passammo la
mattina senza fiatare a sbirciare la penna che si dimenava sul
registratore a nastro cartaceo, pensando, ogni volta che la penna
iniziava ad alzarsi, che questo era LUI. Ma poi la penna andava di
nuovo in giù, rispettando la legge universale delle
statistiche del noise (rumore) gaussiano. E così
andò fino a mezzogiorno, quando Tau Ceti tramontò
a ovest.
Poi girammo il radiotelescopio per puntare il nostro secondo soggetto,
la stella vicina di classe solare Epsilon Eridani. Si pensava che fosse
una stella singola; ma recentemente si è evidenziato che ha
dei compagni; desidero che si sappia che ci stavamo eccitando sempre di
più. Di nuovo puntammo il radiotelescopio sulla stella e
preparammo i registratori. Avevamo aggiunto anche un altoparlante
così che potevamo sentire l'uscita del ricevitore. Di nuovo
avviammo la carta dei registratori a nastro, ripetendo ciò
che già era divenuto routine.
Alcuni minuti passarono. E poi accadde. WHAM! Improvvisamente il
registratore a nastro cartaceo finì fuori scala.
Sentimmo scoppi di rumore uscire dall'altoparlante otto volte al
secondo, e la penna del registratore a nastro stava colpendo contro il
fine corsa otto volte al secondo. Non avevamo mai visto prima nulla di
simile in tutte le precedenti osservazioni a Green Bank. Noi tutti ci
guardammo l'un l'altro con gli occhi spalancati. Poteva essere
così facile? Alcuni avevano predetto che il segnale
extraterrestre più razionale sarebbe stato una serie lenta
di pulsazioni, evidenziante un'origine intelligente. (Nessuno poi aveva
idea dell'esistenza delle pulsar perchè la prima fu scoperta
solo 7 anni dopo). Improvvisamente compresi che c'era stato un difetto
nella nostra pianificazione. Avevamo pensato così
improbabile la scoperta di un segnale che non avevamo progettato cosa
fare se davvero un chiaro segnale si fosse ricevuto. Quasi
simultaneamente ognuno nella stanza chiese:
"E adesso cosa facciamo?"
Cambiamo la frequenza? La fonte più probabile di
un segnale spurio era la Terra e potevamo controllare spostando il
radiotelescopio lontano dalla stella per vedere se il segnale andava
via. Quindi procedemmo e come ci muovemmo dalla stella, il segnale
scomparve. Quindi puntammo di nuovo la stella. Il segnale non
ritornò. WOW! Era realmente dalla stella o era venuto da
Terra ed aveva spento mentre ci spostavamo lontano dalla stella? Non
c'era nessun modo di saperlo. E c'era tutto quell'afflusso di
adrenalina e nessun modo di applicare utilmente tutta
quell'energia ed eccitazione.
Cosa facemmo? Giorno dopo giorno, puntavamo Epsilon Eridani e
accordavamo alla frequenza sulla quale era stato sentito il segnale.
Ascoltavamo per una mezz'ora circa, poi tornavamo alla nostra scansione
in frequenza. Connettemmo anche un secondo ricevitore ad una semplice
antenna horn fuori dalla stanza di controllo che poteva rilevare le
interferenze. Passò una settimana ed il segnale non
tornò. Con nostro dispiacere, uno dei nostri impiegati
chiamò un amico in Ohio e gli disse del segnale. La voce fu
spifferata ad un suo amico giornalista ed improvvisamente fummo
inondati da domande sul misterioso segnale.
"Avete realmente scoperto
un'altra civiltà?" - "No." - "Ma avete ricevuto un forte
segnale con la vostra apparecchiatura?" - "Non possiamo fare commenti
su ciò." E così, HA! HA!,
noi stavamo nascondendo qualcosa! Anche oggi molte persone credono
falsamente che ricevemmo segnali da un altro mondo e che una qualche
demoniaca agenzia governativa ci ha costretti a tenere la cosa segreta!
Finalmente capimmo la verità circa dieci giorni dopo quel
GRANDE giorno. Improvvisamente i segnali c'erano di nuovo, colpi di
radio noise (rumore) otto volte al secondo entravano nel
radiotelescopio da 26 metri. Ma proprio quando erano forti iniziavano a
entrare nella piccola antenna horn fuori dalla finestra. I segnali
erano una radio interferenza terrestre. Come li guardammo, li vedemmo
crescere e diminuire come se fossero emessi da un aereo ad alta quota.
Quindi smettemmo di ascoltare intensamente quella come frequenza
speciale mentre il radiotelescopio era puntato su Epsilon Eridani.
Le settimane passarono, con centinaia di metri di carta e nastro che si
accumulavano, tutti con null'altro che rumore-noise. Ora eravamo
esperti nell'analisi dei segnali. Compresi che come è
importante ed eccitante una ricerca di segnali extraterrestri, tali
ricerche dovrebbero essere fatte solo unitamente con la normale ricerca
radioastronomica, così che ci siano reali risultati tutto il
tempo, per ricordare ai ricercatori che ci sono, dopo tutto,
cose strane e meravigliose nel cielo. Quindi continueremo ad osservare.
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"Solamente facendo il
meglio possibile col meglio che un'epoca offre,
troviamo il modo di fare meglio nel futuro."
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Avevamo dei visitatori speciali a Green Bank durante il Progetto Ozma,
visitatori che si sono rivelati più importanti
retrospettivamente che non durante. Uno che venne per molti giorni era
Theodore Hesburgh, poi giovanissimo presidente
dell'Università di Notre Dame e teologo. Egli
capì che la ricerca della vita extraterrestre ispira. Egli
ha scritto e diretto i più recenti studi SETI.
Un altro era John Lear, poi redattore scientifico di
"Saturday Review of Literature".
Era un grande ed è stato, per esempio, uno dei primi a
denunciare gli abusi dell'industria farmaceutica. Cercava la storia nei
fatti e sapeva che la scoperta di un'altra civiltà sarebbe
STORIA se realmente accadesse. Quindi venne a Green Bank, sedette
quietamente in un angolo della stanza di controllo, mentre guardava le
nostre manipolazioni misteriose di cavi e quadranti per giorni
nell'attesa del segnale. Conseguentemente pubblicò alcune
delle migliori discussioni sulla natura e l'importanza della ricerca
della vita extraterrestre.
Un terzo visitatore era il vicepresidente dell'area ricerca della
Hewlett-Packard Corporation, una società che costruisce
molti oscilloscopi e altri aggeggi elettronici che usiamo noi ed ogni
altro osservatorio.
Bernard
M. Oliver un giorno, pieno di entusiasmo, prese un aereo a
noleggio per guardare dall'alto la regione selvaggia della Virginia
occidentale. Non era del tutto sorprendente che fosse là,
perché per molti anni aveva pensato ai mezzi per scoprire
altre civiltà. Inventore di successo, fisico ed esperto di
elettronica, conosceva già tutti ed era contento che
qualcuno finalmente aveva l'opportunità di tentare
qualcosa. Da allora ha deciso molto di quello che dovrebbe essere
fatto. Recentemente come direttore dello studio del
Progetto
Cyclops,
"Barney" Oliver è divenuto il leader nello sviluppo di piani
per sistemi enormemente sofisticati per la scoperta di segnali radio
intelligenti extraterrestri. Grazie a lui un giorno vedremo
radiotelescopi diecimila volte più grandi del
radiotelescopio da 26 metri analizzare il cielo, non su una, ma forse
su miliardi di frequenze.
Dopo un mese di ricerche, noi facemmo una pausa. Poi un altro mese e
l'intera serie di frequenze plausibili della riga dell'idrogeno era
stata analizzata per ambo le stelle. Sappiamo che c'era la
possibilià che avevamo guardato la stella giusta sulla
frequenza giusta, ma quando la "LORO" trasmittente era spenta,
così forse una seconda occhiata potrebbe servire. Ma
più nessun tempo/radiotelescopio poteva essere concessa al
progetto; c'era molta radioastronomia convenzionale da fare. E
così il Progetto Ozma era finito.
Oggi, col
radiotelescopio
di Arecibo ed il nostro ricevitore da 1008 canali,
replichiamo tutto quello che era stato fatto nel Progetto Ozma, e molto
meglio, in meno di un secondo. E il tutto comodi e al caldo. Ma
ciò non vuol dire che lo sforzo è stato
sprecato. Solamente facendo il meglio possibile col meglio che un'epoca
offre, troviamo il modo di fare meglio nel futuro. Proprio come con il
Progetto Ozma che contribuì allo sviluppo dei sistemi molto
migliori di oggi, così i radiotelescopi giganti e i computer
di oggi saranno sostituiti con più grandi strumenti nel
futuro. Una scala non funziona se alcuni dei suoi gradini sono
mancanti; tutti devono esserci, e noi dobbiamo avanzare uno ad uno su
ognuno di essi.
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Frank
Donald Drake è nato a Chicago nel 1930. Dopo il
servizio nella U.S. Navy (la marina militare americana) ha guadagnato
il Ph.D. (dottorato) in astronomia all'Università di Harvard
nel 1958, ed è stato scienziato ricercatore per 5 anni al
National Radio Astronomy Observatory, Green Bank, West Virginia. Fu in
questo periodo che compì lo storico esperimento "Ozma". Nel
1964 Drake si unì alla facoltà della Cornell
University dove ora
[quando
questo articolo fu scritto nel 1979] è Goldwin
Smith Professor di Astronomia e Direttore del National Astronomy and
Ionosphere Center, che include l'Osservatorio di Arecibo. E' autore di
molti articoli e numerosi libri incluso
"Intelligent Life in Space"
(1967). Nel 1978 ricevette l'American Tentative Society
Award per il suo Progetto Ozma. Drake è membro di molte
società scientifiche inclusa l'Accademia Nazionale delle
Scienze. E' membro di
"Editorial
Boards of the Astrophysical Journal",
"Science Year" e
"Cosmic Search".
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Copyright © 1979-2004
Cosmic Quest, Inc.,
Big Ear Radio Observatory and North American AstroPhysical Observatory.
Versione
italiana Copyright © 2009 Bruno Moretti Turri