Attuale
situazione mondiale SETI, ottobre 2011
In termini
di ore di "ascolto", ben oltre il 99% della ricerca è
effettuata da sistemi "piggybacked" (USA Arecibo, AUS Parkes, ITA
Medicina) cioè "in parallelo" a studi non SETI. Sistemi
tutti rigorosamente a "costo tempo/radiotelescopio zero". Ovviamente,
con tutti gli enormi limiti annessi e connessi a siffatta soluzione di
ripiego su una "ricerca parassita a casaccio", rispetto a una ricerca
"targeted", cioè mirata e con il pieno dominio del
radiotelescopio. Malinconicamente sottolineiamo il fatto che, se il
costo non fosse zero, sparirebbe oltre il 99% della ricerca e, con
essa, gran parte di quello stimolo a progredire che in breve ha portato
SETI da 2 (Frank Drake, Ozma) a 2
miliardi (SERENDIP V) di canali.
Nove ordini di grandezza! «Nel
corso di 50 anni, la nostra capacità di ricerca di segnali
radio è aumentata diecimila volte di più di
quanto non sia aumentata la sensibilità dell'astronomia
ottica nei 400 anni da Galileo.» (Giovanni F. Bignami, C'è qualcuno
là fuori?). Il 99,9%
dei fondi dedicati alla radioastronomia e il 99,9% dei
tempi/radiotelescopio vengono da sempre impiegati in ricerche non SETI «Per
sapere se la galassia pincopalla a 500 milioni di anni luce ha i
"baffi" in su o in giù. Sì, sarà anche
importante, però... non me ne frega un accidente!»
(Amara boutade di uno sconsolato amico scienziato e ricercatore SETI
del quale tuteliamo l'identità).
Solo dall'autunno del 2007, disponiamo di un radiotelescopio
interamente progettato e dedicato a SETI: ATA, Allen Telescope Array. Il quale,
però, con sole 42 delle 350 parabole previste, è
ancora un SETI-nanetto. Recentemente ATA è stato "ibernato"
per mancanza di fondi. Tutte le ricerche in essere sono state sospese. «Il
gruppo più numeroso di ricercatori SETI, circa una dozzina,
è al SETI Institute (N.d.R.: istituto privato finanziato da
donazioni private). In tutto il mondo, ci sono solo circa 30 scienziati
che lavorano più o meno a tempo pieno in SETI.»
(Peter R. Backus, SETI Institute, Tre miti
del SETI). E,
aggiungiamo noi, ahimè, decine di migliaia di furbastri che
sontuosamente campano a tempo pieno sulla balordaggine di milioni di
UFOisti, contattisti ed altri "diversamente volpi"...
Il progetto SKA (Square Kilometre Array) va avanti a passo di lumaca.
SKA è il futuro (molto futuro, per i nostri figli e nipoti) internazionale
array di
radiotelescopi con una superficie di raccolta della radiazione da 1 km2
cioè 1.000 m x 1.000 m = 1.000.000 m2 da
confrontarsi con i circa 73.000 m2 di
Arecibo che, con un diametro di 305 metri, è oggi il
più grande del pianeta. SKA sarebbe importante
perchè allargherebbe la nostra "sfera SETI" dagli attuali
circa 200 anni luce (ma io, insieme a molti altri, dico max 100 e il
dato è relativo al solo radiotelescopio di Arecibo) a oltre
20.000 anni luce, coprendo circa il 25% della Via Lattea e le nostre
probabilità di trovare ET diventerebbero un po'
più concrete e meno aleatorie.

Capacità di ricezione
SETI: comparazione della "sfera SETI" di ATA-350 con Arecibo Progetto
Phoenix.
In una Galassia che ha un diametro di circa 100.000 anni luce, una
"sfera SETI" con un raggio di soli 200 anni luce è come una
caramellina paragonata a un dirigibile "Zeppelin". Se nella Via Lattea
(che ha > 200 miliardi di stelle) ci fossero altre 3 o 4 o 200
civiltà tecnologiche, le probabilità che una di
esse si trovi proprio all'interno della nostra "caramellina" sono molto
vicine allo zero. O, in termini statistici, sarebbe una megagalattica
botta di gluteo, equivalente a fare 6 al superenalotto 100 volte di
fila... Adesso incominciate a capire perchè in cinquant'anni
non abbiamo ancora trovato un tubo. E i motivi per i quali noi ci
ostiniamo a dire che siamo ancora a livello molto pionieristico nel
campo del SETI. Come lo eravamo 40 anni fa nel campo della ricerca
degli esopianeti. Ma, se la situazione non cambia, abbiamo serissimi
dubbi che SKA, quando realizzato, venga impegnato in ricerche SETI.
Temiamo che verrà impiegato «Per
sapere se la galassia pincopalla a 500 milioni di anni luce ha i
"baffi" in su o in giù. Sì, sarà anche
importante, però... non me ne frega un accidente!»
In codesto
desolante panorama da miseria nera che circonda "l'ultima frontiera",
la più affascinante di tutte le esplorazioni concepibili, de
facto precaria Cenerentola delle Cenerentole della ricerca scientifica,
c'è chi propone l'Active SETI, il SETI Attivo.
Cioè di trasmettere segnali collimati alle stelle con i
radiotelescopi.
SETI
Attivo, Active SETI, METI,
Messaging to Extra Terrestrial Intelligence
Per fare
in pratica dell'Active SETI minimamente serio, non a livello di
accademico volo pindarico, ma finalizzato a sperare di raggiungere dei
risultati entro i prossimi (se va bene, ma proprio BENE) secoli (o
millenni, ma, non dimentichiamocelo, potrebbe essere mai), con le
conoscenze e le tecnologie attuali, secondo noi occorrerebbero (il
condizionale è d'obbligo) minimo 100 radiotelescopi che
trasmettono 24 ore su 24 verso una sessantina di stelle bersaglio,
ovviamente vicine, con potenze da 1 MW in su (leggi: con radiotelescopi
minimo "classe Arecibo"), alternandosi alle "stelle che tramontano" per
i colleghi dell'altro emisfero. Stante la situazione sopra illustrata
per il SETI Passivo, che non ha più lacrime da piangere, chi
paga la costruzione di 100 radiotelescopi "classe Arecibo", la loro
gestione e manutenzione, il tempo radiotelescopio e il salatissimo
costo di trasmissione per secoli o millenni, magari per niente? Dato che il
radiotelescopio di Arecibo è da anni a rischio chiusura,
realisticamente temiamo che l'Active SETI sia un buon progetto
estremisticamente velleitario ed utopistico su cui filosofare per un
lontano futuro. Per l'oggi, la vediamo dura. Ma sull'Active SETI
abbiamo dubbi ancora più pesanti.
Da Marconi
in poi, la Terra disperde nello spazio segnali radio artificiali.
Almeno dalla scoperta del radar (anni '40) in poi, tali segnali sono
direttivi (non omnidirezionali), di grande potenza (i radar militari
impiegano da decenni potenze > 50 kW) e su frequenze non
riflesse dalla ionosfera terrestre. Idem per la radar-astronomia, le
comunicazioni con le sonde spaziali, i satelliti, ecc. Ovviamente,
quando inviamo comunicazioni alla Cassini in orbita intorno a Saturno a
> 1,5 miliardi di km da noi, il nostro segnale non si "ferma
alla Cassini", ma prosegue in linea retta. I nostri segnali artificiali
dispersi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, su quasi tutto lo spettro radio
per tutto l'universo, occupano oggi una sfera con un raggio di >
100 anni luce con al centro la Terra. Un eventuale
radiotelescopio alieno "classe Arecibo" presente in un raggio di 60
anni luce, puntato sul Sole troverebbe tante di quelle "anomalie" da
approfondire...
A questo
punto il dubbio è: a cosa serve l'Active SETI?
Abbiamo letto un bel po' di materiale sull'argomento, ma non siamo
ancora riusciti a capirlo. Un segnale Active SETI da 1 MW che partisse
oggi, diretto verso qualunque stella, nello spaziotempo non potrebbe
certo "sorpassare e arrivare prima" di tutti quelli trasmessi nel
passato e che già elettromagneticamente impestano l'universo
mondo. Arriverebbe, forse, solo un po' più forte. A parte il
fatto che per essere ricevuto dopo tot tempo-luce, necessita che a
destinazione ci sia un adeguato radiotelescopio, puntato ESATTAMENTE
sulle coordinate celesti dov'era il Sole quando il segnale è
partito (su distanze interstellari e in altissima risoluzione, un
infinitesimale disallineamento provoca un disastroso abbassamento del
segnale ricevuto, già flebilissimo per effetto della nota
legge di Newton dell'inverso del quadrato della distanza), e
sintonizzato ESATTAMENTE sulla frequenza di trasmissione a banda
stretta. Più o meno lo spostamento per effetto
Doppler-Fizeau indotto dai reciproci movimenti di mittente e
destinatario. O, meglio, dotato di uno spettrometro SETI multicanale
tipo SERENDIP collegato a un ricevitore che includa tale frequenza. Non
a caso prima abbiamo parlato di trasmissioni Active SETI 24 ore su 24
per tempi lunghissimi. Altrimenti, da radioamatori di antico pelo, ci
domandiamo: chi t'azzecca il tuo segnale Active SETI da 180 secondi una
volta all'anno? Babbo Natale? Fermo restando che se "quelli", gli
eventuali alieni intelligenti, stanno facendo radioastronomia
convenzionale a banda larga «Per
sapere se la galassia pincopalla a 500 milioni di anni luce ha i
"baffi" in su o in giù.» il tuo
Active SETI a banda stretta non lo sentono manco se fosse partito a 100
MW col contatore dell'energia elettrica frullante come una pulsar...
Superior
stabat lupus... Senza una risposta esaustiva alle
perplessità prima espresse sul SETI Attivo, riteniamo
inutile prendere in esame tutte le domande che stanno "a valle", tipo
"quali stelle bersaglio e perchè?", ecc.