Astropulse: un nuovo studio del
cielo in cerca di ET
di Amir Alexander, The Planetary Society,
Aggiornamento SETI@home 27
agosto 2008
Titolo originale:
"Astropulse:
A Fresh Look at the Skies in Search of E.T."
Traduzione in italiano di
Laura
Morandi I2-3441 & Bruno
Moretti Turri IK2WQA
Pubblicazione a cura di
SETI
ITALIA G. Cocconi
Hai
un computer? Partecipa con noi alla ricerca scientifica!
I.
Come pensano gli alieni
Se sei un membro di una civiltà aliena che tenta di
comunicare attraverso le distanze incommensurabili dello spazio, come
faresti? Non essendo un alieno è dura rispondere a questa
domanda, ma puoi provare a fare ipotesi: potresti, probabilmente,
mandare un segnale radio, che è estremamente veloce
viaggiando alla velocità della luce, ed è
relativamente facile da emettere. La tua radio trasmissione inoltre
probabilmente sarebbe un segnale a banda stretta, che si distingue dai
segnali su frequenze vicine e dal noise
(rumore di fondo)
naturale. In altre parole, se vuoi comunicare attraverso lo spazio
interstellare probabilmente useresti la stessa tecnologia che lavora
così bene per noi sulle distanze molto più corte
della Terra: trasmissioni radio continue a banda stretta. Non pensi che
gli alieni facciano la stessa cosa?
Forse. Questo è quello che più ricercatori SETI
hanno presunto
fin
dai primi giorni della ricerca e per quasi mezzo secolo. Di
conseguenza, la maggioranza delle ricerche SETI si sono concentrate sul
cercare qualche genere di segnale a banda stretta che emerga dal rumore
cosmico a banda larga. SETI@home stesso è tipico a questo
riguardo, perchè dedica la maggior parte del suo enorme
potere di elaborazione tagliando il segnale grezzo registrato ad
Arecibo in bande sottili
("canali")
di dati dove un segnale a banda stretta si potrebbe nascondere.
Ma non è detto. Forse gli alieni, per ragioni loro,
sceglierebbero di comunicare usando un tipo molto diverso di segnali.
Invece di spedire una trasmissione continua a banda stretta, potrebbero
scegliere di spedire degli impulsi a banda larga. Questi non sarebbero
in rilievo sul rumore di fondo perché sono concentrati
precisamente su una particolare lunghezza d'onda, ma perché
sono molto corti e punteggiano lampi d'energia. Perché gli
alieni sceglierebbero questo metodo e non il nostro? Chissà,
dopotutto noi non siamo alieni e non possiamo immaginare le loro scelte
tecnologiche. La cosa principale è ammettere che tale forma
di comunicazione è possibile e praticabile, quanto le nostre
familiari trasmissioni radio a banda stretta. E se gli alieni
potrebbero usare tali segnali, ne consegue che i ricercatori SETI
dovrebbero cercarli.
Con questo pensiero in mente, il direttore scientifico di SETI@home Dan
Werthimer e il suo staff hanno lavorato sodo per molti anni per
sviluppare un tipo nuovo di SETI@home con capacità nuove.
Come il SETI@home tradizionale, il nuovo programma usa dati raccolti
durante le osservazioni del cielo ad Arecibo. I dati sono divisi come
prima, in unità di lavoro
(work units) e
spediti agli utenti per l'elaborazione, ed i computer degli utenti poi
spediscono indietro i loro risultati alla sede centrale di SETI@home a
Berkeley. La differenza è che, invece di cercare
trasmissioni a banda stretta, il software cercherà lampi
(bursts) a banda
larga estremamente brevi, o "impulsi"
(pulses),
provenienti dalle stelle. Lo staff di Werthimer ha dato al nuovo
progetto un nome diverso per distinguerlo dal SETI@home tradizionale:
Astropulse.
II.
Ricostruire un segnale radio alieno
"Cercare un segnale
breve a banda larga è un processo completamente diverso dal
cercare un tradizionale segnale a banda stretta" spiega
Josh Von Korff, membro dello staff di SETI@home e responsabile del
programma Astropulse. Il SETI@home tradizionale guarda la banda radio
attorno alla
linea
dell'idrogeno neutro, tra 1.418,75 MHz e 1.421,25 MHz, ma il
programma non esamina tutto in una volta gli interi 2,5 MHz di
larghezza. Invece, affetta ciascuno dei dati grezzi in segmenti piccoli
tipo 0,075 Hertz in ricerca di un segnale a banda stretta. La sfida
è ricostruire poi il segnale originale compensando l'
effetto
Doppler causato dal moto relativo della Terra e del pianeta
che origina il segnale. Siccome tale moto non è conosciuto,
il programma cerca entro una gamma di possibilità diverse,
in una vasta serie di differenti percentuali di moto
(Doppler drift rates).
Il programma Astropulse guarda anche lui gli stessi 2,5 MHz attorno
alla linea dell'idrogeno, ma non compensa l'effetto Doppler. Questo
perché Astropulse cerca un segnale che coprirebbe l'intera
larghezza di banda di 2,5 MHz, due milioni e mezzo di Hertz,
più di trenta milioni di volte più larga del
SETI@home tradizionale. Ogni spostamento Doppler nel segnale verrebbe
comunque "spalmato" all'interno di questa banda larga, a formare parte
del totale del segnale. Di conseguenza, non c'è nessun
bisogno di compensare l'effetto Doppler come nel caso di un segnale a
banda stretta.
Ma anche se Astropulse non ha bisogno di confrontarsi con lo
spostamento Doppler, deve preoccuparsi di un problema diverso che non
si pone nel SETI@home tradizionale. Questo è il fatto che le
onde elettromagnetiche, incluso i segnali radio, viaggiano a
velocità lievemente diverse attraverso lo spazio, in
funzione della loro frequenza. Come abbiamo imparato a scuola, un
segnale radio viaggia alla velocità della luce, ma
ciò è letteralmente vero solo in un vuoto
assoluto. Quando passa attraverso un mezzo la frequenza più
alta viaggia lievemente più veloce della frequenza
più bassa. Nella luce visibile conosciamo bene questo
fenomeno come rifrazione, il familiare effetto dove un raggio di luce
bianca è scomposto nei colori che lo compongono quando passa
attraverso l'acqua o un prisma. Questo è causato dal fatto
che i vari colori, che rappresentano lunghezze d'onda differenti,
passano attraverso il mezzo a velocità lievemente diverse.
A prima vista sembrerebbe che questo fenomeno non potrebbe interessare
le trasmissioni aliene attraverso lo spazio. È possibile che
la luce sia colpita da acqua o prismi nel vuoto dello spazio
interstellare? La risposta è no. Comparato col nostro denso
ambiente terrestre, lo spazio interstellare certamente appare vuoto, ma
è de facto lontano da un vero vuoto. È riempito
soprattutto con concentrazioni diverse di atomi di idrogeno liberi,
composti da un solo protone ed un solo elettrone. In molti di questi
atomi il protone e l'elettrone si sono separati, dando luogo a
particelle cariche chiamate ioni. Tutti insieme, atomi, ioni ed
elettroni liberi formano il "mezzo interstellare"
(ISM, InterStellar Medium)
attraverso il quale il segnale radio deve passare.
Finché il SETI@home tradizionale cerca un segnale a banda
stretta, questo non è un problema. Siccome l'intera
trasmissione è concentrata in una frequenza stretta, tutto
il segnale viaggia alla stessa velocità ed arriva sulla
Terra nello stesso momento come singolo segnale coerente. Ma le
ricerche di Astropulse per trasmissioni a larga banda sono "spalmate"
attraverso 2,5 MHz dello spettro elettromagnetico. Noi possiamo pensare
a tale trasmissione come a una combinazione di molti segnali a banda
stretta su frequenze adiacenti che si presentano simultaneamente come
un segnale solo a banda larga. A causa delle velocità
differenti alle quali viaggiano le diverse frequenze
(in conseguenza
dell'attraversamento del mezzo interstellare), comunque la
frequenza più alta del segnale arriverà sulla
Terra prima delle frequenze più basse. Questo vuole dire che
un impulso a banda larga che era forte e coerente quando è
stato emesso, sarà disperso su un tempo di molti
millisecondi quando è ricevuto sulla Terra. Nessun chiaro
impulso sarà evidente e la trasmissione annegherebbe
facilmente all'interno del rumore di fondo.
Il primo compito di Astropulse è invertire questo effetto
dispersivo e ricostruire il forte segnale originale. Per fare questo,
Astropulse utilizza l'algoritmo
FFT
(Fast Fourier Transform, trasformata rapida di Fourier), lo
stesso usato dal SETI@home tradizionale. La FFT divide i dati grezzi in
sottili fette a banda stretta che ricombina poi con le altre porzioni
in funzione del tempo. Una fetta che contiene la lunghezza d'onda
più lunga è combinata con una fetta di lunghezza
d'onda lievemente più corta che è stata ricevuta
poco prima, e così via, passo dopo passo, finché
la lunghezza d'onda più corta del segnale
(arrivata prima)
è armonizzata al tutto. Se un forte impulso è
stato disperso dall'attraversamento del mezzo interstellare, la
combinazione di tutte queste fette lo ricostruiranno ed il segnale
apparirà chiaramente, emergendo al di sopra del rumore di
fondo.
C'è comunque un serio difetto in questo metodo. Per
ricostruire adeguatamente un segnale in questo modo, noi dovremmo
sapere il tempo/ritardo esatto tra la porzione di frequenza
più alta e la porzione di frequenza più bassa del
segnale. Se, per esempio, il tempo/ritardo attuale del segnale
è di 4 millisecondi, ma Astropulse ha ricombinato le fette
di frequenza più alte e più basse che sono state
ricevute separatamente, solamente di 1 millisecondo, nessun impulso
sarà rilevato.
L'unico modo di ricostruire un segnale a banda larga è
sommare i suoi componenti a banda stretta prendendo in considerazione
il tempo/ritardo corretto tra loro. Questo tempo/ritardo dipende dalla
distanza coperta dal segnale attraverso il mezzo interstellare:
più lunga la distanza, più grande il ritardo del
tempo. Sfortunatamente noi non abbiamo nessun indizio sul dove sia
localizzata una civiltà aliena, e quale distanza le sue
trasmissioni devono coprire prima di essere ricevute sulla Terra. Non
conoscendo la distanza, non conosciamo il tempo/ritardo nei segnali, e
non possiamo ricostruire la trasmissione aliena.
La soluzione di Astropulse a questo problema è provare una
serie intera di possibili tempo/ritardi diversi, uno dopo l'altro. In
ogni caso, Astropulse tratta l'intera unità di lavoro
cercando un segnale a banda larga combinando segnali a banda stretta ad
un particolare intervallo di tempo. Il tempo/ritardo più
corto che il programma prova tra la frequenza più alta e
quella più bassa è 0,4 millisecondi, e il
più lungo è dieci volte più grande: 4
millisecondi. Tra questi due estremi, Astropulse tratta ogni
unità di lavoro quasi 15.000 volte!
III.
Quanto è lungo un segnale corto?
Trattare ogni singolo pezzo di dati dall'inizio alla fine molte volte,
richiede un ammontare gigantesco di potenza di calcolo che sarebbe
impensabile per la maggior parte dei progetti scientifici. Solamente il
calcolo distribuito di SETI@home, con i suoi milioni di volontari in
tutto il mondo che fanno lavorare il programma sui loro computer,
può concepire di analizzare ogni pezzo di dati con tale
profondità e precisione. Ma anche questo non è
abbastanza: dopo tutto questo lavoro ancora è possibile che
noi falliremmo l'individuazione dell'impulso a banda larga speditoci
dagli alieni, se non sappiamo quanto è lunga la durata del
segnale originale.
Per esempio, supponiamo che gli alieni hanno spedito un segnale lungo
10 microsecondi, ma noi stavamo controllando solamente segnali lunghi 1
microsecondo. In tal caso noi non riusciremmo mai ad addizionare tutte
le parti del segnale, e non vedremmo mai il chiaro picco
(spike) che ci
rivela che un impulso dallo spazio esterno è stato ricevuto.
È vero anche l'opposto: se noi stessimo cercando segnali
relativamente lunghi, mentre il segnale dura solamente una frazione di
quel tempo, è probabile che l'impulso scomparirebbe nel
rumore di fondo e non verrebbe mai scoperto. Tutto questo per dire che
per trovare nei dati un segnale che dura un certo ammontare di tempo,
noi dobbiamo cercare segnali che durano quell'ammontare di tempo, o
molto prossimi.
Sfortunatamente, come non sappiamo dove sono gli alieni e su che
distanze devono viaggiare i loro segnali, così noi non
abbiamo nessun modo di sapere quanto tempo durerebbe il loro segnale. E
così, ancora una volta, Astropulse prova una serie intera di
possibilità una dopo l'altra: comincia con l'impulso
più corto di 0,4 microsecondi, poi esamina 9 lunghezze
supplementari di tempo, ognuna il doppio della precedente
(0,4 microsecondi - 0,8
microsecondi - 1,6 microsecondi - 3,2 microsecondi - ecc.).
Astropulse esamina tutte e dieci queste possibilità ed ogni
volta tratta il set intero di dati per dare conto di un possibile
tempo/ritardo diverso.
Ricapitolando: Astropulse tratta l'intero set di dati quasi 15.000
volte, ogni volta presumendo un tempo/ritardo diverso tra la porzione
di frequenza più alta e quella più bassa del
segnale. Ogni volta che il programma completa uno di questi 15.000
cicli, lo ritratta dieci volte cercando segnali di lunghezze
diverse. L'ammontare di tempo/computer coinvolto sarebbe davvero
inimmaginabile per qualunque progetto diverso da SETI@home.
IV.
Alieni e buchi neri
Come parte integrante di SETI@home, Astropulse è in primis
una ricerca di trasmissioni intelligenti dallo spazio. Ciononostante, i
ricercatori di SETI@home dicono che nessuno può sapere
quello che davvero troverà Astropulse. Dopotutto, nulla di
assomigliante a tale ricerca sistematica di segnali a banda larga dallo
spazio è mai stata tentata prima. Astropulse finalmente
scoprirà un elusivo segnale da una civiltà
aliena? O forse scoprirà una fonte naturale di radioimpulsi
a banda larga?
Dan Werthimer ed il suo gruppo hanno studiato attentamente questo
problema, e su quali possibili fonti naturali per i segnali di
Astropulse. Una possibilità è data dalle pulsar,
stelle di neutroni che emettono forti trasmissioni radio. Le pulsar
conosciute raramente producono segnali più brevi di 100
microsecondi, ma è possibile che Astropulse
scoprirà una nuova classe di pulsar con periodi molto
più corti.
Una possibilità più esotica è che
Astropulse potrebbe registrare gli "aneliti morenti" dell'esplosione di
buchi neri. L'astrofisico Martin Rees ha formulato una teoria secondo
la quale è probabile che un buco nero, esplodente via
radiazione di Hawking, produca un segnale molto forte, ma estremamente
breve, rilevabile in gamma radio e potrebbe potenzialmente essere
scoperto da Astropulse. C'è poi, chiaramente, la
possibilità che Astropulse scopra qualcosa di completamente
nuovo, che noi non possiamo immaginare in anticipo.
Come tutti i dati di SETI@home, i dati di Astropulse sono raccolti ad
Arecibo durante le osservazioni condotte dal
consorzio
ALFA (Arecibo L-band Feed Array), usando il ricevitore
multi-beam del radiotelescopio
(Foto
1 e 2). I dati sono registrati e poi divisi in
unità di lavoro di 8 MegaByte ciascuna che vengono spedite
agli utenti di tutto il mondo per l'elaborazione. Siccome il software
di Astropulse scarica automaticamente le unità di lavoro nei
computer dei volontari, gli utenti non devono fare nulla per unirsi
alla ricerca a banda larga.

Foto 1 - Il ricevitore multi-beam
(bianco)
installato all'interno del fuoco Gregoriano di Arecibo.
Credit: Courtesy of the
NAIC - Arecibo Observatory, an NSF facility.

Foto 2 - Il fuoco Gregoriano
(indispensabile
per la correzione dell'aberrazione sferica) è
la "chiocciola" appesa sotto la "gondola" del radiotelescopio di
Arecibo, sospesa 150 metri sopra lo specchio principale da 305 metri.
Credit: Courtesy of the
NAIC - Arecibo Observatory, an NSF facility.
Le prime unità di lavoro di Astropulse sono state rilasciate
all'inizio di agosto, e gli utenti non vedranno un cambio significativo
nel modo in cui SETI@home opera sui loro computer. Le unità
di lavoro da 8 MegaByte di Astropulse sono più grandi delle
unità del SETI@home tradizionale, e come abbiamo visto,
subiscono un'analisi particolarmente intensiva. Gli utenti noteranno di
conseguenza che prendono tempi di elaborazione più lunghi.
Nel frattempo le unità di lavoro del SETI@home tradizionale
continueranno ad essere inviate agli utenti assieme alle
unità di Astropulse.
Astropulse sta ora correndo in cerca di segnali brevi a banda larga
provenienti dallo spazio. Cosa troverà? Saranno i segnali a
lungo cercati di una civiltà aliena? Scoprirà
nuove pulsar, buchi neri o forse nuovi fenomeni naturali sconosciuti?
Non lo sappiamo ancora. Ma, come Galileo che quattro secoli fa
puntò il telescopio sul cielo notturno, Astropulse sta
guardando i cieli in un modo nuovo e senza precedenti.
Chissà cosa rivelerà?
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ITALIA G. Cocconi
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