ATA-350
Allen
Telescope Array:
un
gigantesco balzo in avanti per SETI
di
Bruno Moretti Turri
IK2WQA
TeamSETI
del
SETI Institute, IARA, SETI Italia Cocconi, SdR RA UAI
Nel 1959 Giuseppe Cocconi e Philip Morrison,
fisici della Cornell
University, pubblicarono su Nature
"Cercando
comunicazioni interstellari" [1] e nel 1960 Frank
Drake con il Progetto Ozma [2] dava inizio alla
ricerca SETI
(Search for Extra Terrestrial Intelligence, ricerca di
intelligenza extraterrestre) in gamma radio con il radiotelescopio
Tatel da 26 metri del NRAO di
Green Bank (West
Virginia). È da quei tempi che i radioastronomi
SETI sognano di avere un potente
radiotelescopio
interamente progettato e dedicato a questa difficilissima ma
affascinante ricerca.
Scontrandosi con l'enorme problema degli altissimi costi, fino ad ora
il sogno è rimasto nel cassetto.
In questi decenni i ricercatori hanno dovuto accontentarsi
fondamentalmente di ricerche a "costo zero" con sistemi "piggybacked",
cioè in parallelo, mentre lo
strumento è impegnato in ricerche radioastronomiche
convenzionali. Così ad Arecibo (Puerto Rico), a Parkes
(Australia) e a Villafontana di Medicina (Bologna, Italia). Ai fini
SETI i sistemi "piggybacked" sono estremamente limitati
perché danno luogo a una ricerca "parassita a casaccio", non
a una ricerca mirata al monitoraggio delle stelle vicine
interessanti. Nella radioastronomia convenzionale i radiotelescopi sono
per la maggior parte del tempo
puntati su radiosorgenti (pulsar, galassie attive e quasar) talmente
lontane da essere completamente oltre la
capacità dello strumento di ricezione di eventuali segnali
candidati SETI. La fisica ci insegna che la potenza di un
segnale elettromagnetico diminuisce con l'inverso del quadrato della
distanza e giova ricordare che con il nostro
più grande strumento attuale, il radiotelescopio di Arecibo,
possiamo ragionevolmente sperare di individuare un forte
segnale artificiale in un raggio di sì e no 200 anni luce
che, in una Via Lattea avente un diametro di 100.000 anni
luce, rappresentano una cicca americana rispetto a un'enorme
mongolfiera. Altro grosso handicap dei sistemi
"piggybacked" è la copertura in frequenza che nel caso di SETI@home
è limitata a soli 2,5 MHz, da 1,41875 a 1,42125 GHz. A
differenza dei sistemi
"piggybacked", la ricerca
SETI mirata (targeted) necessita del pieno
dominio dello strumento e ciò comporta la grossa spesa per
l'acquisto del tempo/radiotelescopio. Per questo
motivo in
nove anni, dal febbraio 1995 al marzo 2004, il Progetto Phoenix del
SETI Institute ha potuto utilizzare
Arecibo per sole 6 settimane all'anno. Tutti questi problemi sono la
conseguenza della vittoria della
maggioranza antropocentrica
[3] del
Congresso USA che, fuorviato anche dal noto falso
del "paradosso di Fermi" [4],
nel 1993 ha bocciato i limitatissimi finanziamenti del progetto SETI-HRMS
(High Resolution Microwave Survey) della NASA [5], del quale il
Progetto Phoenix è stato, come la mitologica
Fenice, la
resurrezione dalle ceneri.
Oggi la
situazione sta finalmente cambiando: Allen Telescope Array
Grazie ai filantropi Paul Allen (co-fondatore
di Microsoft) e Nathan
Myhrvold (primo Chief Technology Officer di Microsoft) che lo hanno
finanziato con una donazione complessiva di
13,5 milioni di dollari USA (circa 10,5 milioni di euro), un nuovo
grande radiotelescopio è in
costruzione ad Hat Creek nel nord della California.e
permetterà una ricerca mirata SETI 24 ore al giorno, 7
giorni alla settimana.
Il grande sogno dei
ricercatori SETI è uscito dal cassetto e si sta realizzando.
Il nuovo strumento, precedentemente conosciuto in fase di
progetto come
One Hectare Telescope,
o 1hT
(telescopio da un ettaro = 10.000 mq), ora chiamato Allen Telescope
Array (da adesso in poi abbreviato in ATA), è
un impegno congiunto del SETI
Institute e del
RAL
(Radio Astronomy Lab) dell'Università
della California a Berkeley e sarà costituito
da un innovativo
sistema modulare di
350 antenne Gregoriane
con lo specchio primario da 6,1 metri ed il secondario da 2,4 metri.
Confrontiamo le
prestazioni di ATA con quelle di Arecibo:
1)
ATA
avrà una flessibilità d'osservazione senza
precedenti. Molti utenti individuali potranno usarlo simultaneamente
per osservare diverse zone del cielo su una frequenza,
o un campo celeste singolo su una o più frequenze; ad
Arecibo tutto ciò non
è possibile
2) essendo
un sistema modulare constituito da 350 unità indipendenti,
ATA rimarrà operativo anche quando si renderà
necessaria la riparazione di una antenna singola e
un domani sarà espandibile aggiungendo ulteriori antenne; ad
Arecibo ciò non è possibile
3) ATA
sarà omnidirezionabile su tutto il cielo visibile da Hat
Creek, coprendo in
declinazione da - 50 a + 90 gradi; Arecibo ha il primario
fisso, cioè
è uno strumento di transito che sfrutta la rotazione
terrestre per il puntamento e, spostando il secondario, copre il cielo in declinazione
solo da +2 a + 35 gradi
4) ne
consegue che ATA sarà utilizzabile 24 ore su 24, mentre
Arecibo è utilizzabile proficuamente solamente di notte in
quanto il Sole può degradare seriamente i
segnali a banda stretta del SETI osservando di giorno vicino
all'eclittica, come imposto dalla copertura del cielo estremamente
limitata di Arecibo [6]
5) ATA
avrà un campo di vista largo 2,45° alla lunghezza
d'onda di 21 cm, pari a quasi 6 lune piene; a 21 cm Arecibo ha un campo
pari all'1% dell'area della Luna piena
Capacità
di ricezione SETI: comparazione di ATA
con Arecibo
Progetto Phoenix
6)
ATA
avrà una capacità di ricezione di segnali
candidati SETI in un raggio di 1.000 anni luce; con il radiotelescopio
di Arecibo tale capacità di ricezione
è di 200 anni luce. I 1.000 anni luce di ATA sono ancora
terribilmente pochi, ma pensiamo positivo: prima di ATA mai il SETI si
è spinto così lontano. Per arrivare ad avere una
capacità di ricezione di segnali
candidati SETI entro un raggio di 25.000 anni luce, pari a solo la
metà della nostra Galassia, Radio-SETI
dovrà aspettare e sperare nella realizzazione di SKA, Square Kilometre
Array, un radiotelescopio da un chilometro quadrato.
7) ATA
sarà utilizzabile da 0,5 a 11,2 GHz cioè più
di 5 volte il range del Progetto Phoenix di Arecibo [7] e 4.280 volte
il range di SETI@home.
Approfondiamo il problema delle
frequenze perché è importantissimo. Sin
dall'inizio dell'era spaziale l'umanità invia nello
spazio segnali radio direttivi e molto potenti, sia per ascoltarne
l'eco radio (radar-astronomia), sia, molto più
frequentemente, per comunicare con le sonde interplanetarie (Pioneer,
Voyager, Galileo, Cassini, ecc.). Ovviamente questi segnali non si
"fermano alla Cassini", ma proseguono il loro viaggio verso le stelle.
Per le loro caratteristiche di potenza e
direttività questi sono, tra tutti i segnali radio emessi
dall'umanità, quelli che più facilmente
potrebbero essere rilevati da eventuali radiotelescopi alieni e
riconosciuti
come sicuramente artificiali (portante monocromatica). Questi segnali
hanno tutti una caratteristica in comune: NON utilizzano la frequenza
dell'idrogeno neutro a 1,42 GHz
cioè la frequenza attualmente più monitorizzata
dai progetti SETI e da noi di SETI@home
in particolare. La frequenza di 1,42 GHz (lunghezza d'onda di 21 cm)
è stata adottata da SETI in quanto indicata da
Cocconi-Morrison e Drake come
quella più probabilmente utilizzata da eventuali
civiltà aliene per
comunicare alla Galassia la loro presenza [1]. Pur se assai
autorevole, questa ipotesi ha però un notevole punto debole:
e se gli alieni non sono
interessati a comunicare alla Galassia la loro presenza? Noi terrestri
non trasmettiamo niente a 1,42 GHz, frequenza riservata
dalle norme ITU (International Telecommunications Union, Unione
Internazionale delle
Telecomunicazioni) alla radioastronomia (solo in ricezione) e sulla
quale è vietato trasmettere. Un eventuale
radioastronomo extraterrestre con un Arecibo puntato sul nostro Sole a
1,42 GHz riceverebbe solo noise (rumore di fondo) in
saecula saeculorum. Ma se l'eventuale radioastronomo alieno ascoltasse
sulle frequenze Terra-Pioneer o
Terra-Cassini gli basterebbe essere sulla prosecuzione della
congiungente Terra-sonda al momento dell'invio del
segnale per riceverlo (il "quando" lo riceverebbe è in
funzione della distanza da noi). Allargando
il monitoraggio a tutte le frequenze da 0,5 a 11,2 GHz, ATA
permetterà di aumentare di molto la
possibilità di ottenere dei risultati in SETI, includendo
l'intercettazione di eventuali segnali pianeta-sonda.
L'evoluzione
"darwiniana" del SETI = ATA + KLT
Vista la continua tendenza delle
telecomunicazioni terrestri ad
evolversi da banda stretta a banda larga, è fortemente
auspicabile che l'evoluzione tecnologica insita in Allen
Telescope Array venga affiancata da un'evoluzione matematica e
cioè da un non più
rinviabile aggiornamento degli algoritmi matematici impiegati in
SETI per il rilevamento dei segnali al limite del noise (rumore cosmico
di fondo) passando dall'arcaico algoritmo FFT (Fast Fourier Transform,
trasformata rapida di Fourier)
che è limitato a intercettare esclusivamente segnali a banda
strettissima, al ben
più potente e flessibile KLT (Karhunen-Loève
Transform,
trasformata di Karhunen-Loève) che è capace di
intercettare segnali candidati indipendentemente
dalla larghezza di banda [8] come abbiamo spiegato
nell'articolo
SETI
Italia: una rivoluzione chiamata KLT [9] al quale
rimandiamo per l'approfondimento.
Sarebbe un vero spreco
utilizzare la "Ferrari ATA" con la "carbonella" della FFT
invece che con il "motore
matematico-positronico" della KLT!

Nota sulla "riga dei 21
cm", emissione dell'H neutro: si tratta del processo per
cui gli spin di elettrone e protone interagiscono nell'atomo neutro di
H e diventano da paralleli
antiparalleli, tornando in questo modo al loro stato normale. Questa
trasformazione produce una lievissima perdita di
energia che si accompagna quindi all'emissione di una radiofrequenza
fotonica con lunghezza d'onda di 1,420405751786
GHz, ben nota come "riga di 21 cm" (in effetti sono 21,106 cm),
scoperta in radioastronomia nel 1951 ma
già prevista nel 1944 da Hendrik Van De Hulst e praticamente
identica a quella emessa da un maser a H.
Riferimenti:
[1] Giuseppe Cocconi and Philip Morrison, Searching for Interstellar
Communications, Nature, Vol. 184,
Number 4690, pp. 844-846, September 19, 1959 (ver.
it. "Cercando comunicazioni interstellari")
[2] Frank
Drake, Project Ozma, Physics Today, 14 (1961), pp. 40 sgg.
[3] Bruno Moretti Turri, Bioastronomia
SETI religioni antropocentrismo
[4] Bruno Moretti Turri, Il
paradosso di Fermi è un falso
[5] NASA-SETI Institute, Aspetti
culturali della ricerca di intelligenza extraterrestre
[6] SETI Institute, Allen
Telescope Array, visione d'insieme generale
[7] SETI Institute, Allen
Telescope Array, visione d'insieme tecnica
[8] Claudio Maccone, Telecommunications, KLT and Relativity, IPI Press,
ISBN 1-880930-04-8, 1994
[9] Bruno Moretti Turri, SETI
Italia: una rivoluzione chiamata KLT
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